NAPOLI, prendere o lasciare.

Finalmente riesco a scrivere questo racconto, è stato un pò travagliato sembrava non voler uscire fuori. L’ho iniziato circa un mese fa, ma non mi piaceva come l’avevo impostato, quindi è rimasto lì in cantiere per un pò, poi mi decido: cerco le foto, mi documento sui luoghi che abbiamo visitato. A Napoli ci saiamo andati  nel 2014 quindi alcune cose sono da rinfrescare, lo scrivo. Qualche giorno fa rientro dopo un pomeriggio lungo al lavoro, ma trepidante di attesa perchè sapevo che il racconto era pronto per essere pubblicato, mancavano sole poche virgole, una rilettura e tac! Con un clic lo avreste letto anche voi, ma orrore degli orrori nell’ultima mia rilettura non l’avevo salvato e quindi mi sono ritrovata con metà articolo e tutto il resto NIENTE. Rabbia, tanta rabbia, soprattutto perchè la colpa è stata solo mia. Ora, dopo un sabato pomeriggio di shopping sono pronta per farlo leggere anche a voi!

Potrei iniziare così:

vedi Napoli e poi muori, e invece no. Vedi Napoli e poi ti innamori e ci ritorni,  perché questo è un viaggio che ti rimane addosso.

Siamo sempre stati restii ad andare a Napoli d’estate, troppo caldo; per Natale troppo caos; in moto no ce la fregano; in macchina troppo indisciplinati; in treno non sia mai. C’è voluto il nostro amico Arcangelo per farci andare a Napoli e assaporarla così com’è.

L’occasione è stata il ponte dell’Immacolata, qui  in Toscana c’e un freddo becco. Partiamo e sull’Appennino c’è la neve, ma noi andiamo al sud, terra dove il sole splende sempre, siamo in auto in cinque: io, il tatino, Camilla, Serena e Arcangelo, che ci farà da cicerone per tutto il viaggio.

Pernottiamo in un b&b anonimo nei pressi della Stazione centrale e parcheggiamo l’auto in un garage a pagamento (prezzo onesto 10€ al giorno). La prima sera Arcangelo ci porta subito in giro per Napoli, il centro è pieno di vita, i locali sono stracolmi, sembra impossibile trovare un posto dove mangiare. La prima tappa è pizzeria da Micheleconosciutissima e rinomata, chiediamo se c’è posto, non ci mandano via ma ci dicono solo che c’e molto da aspettare e noi andiamo avanti. Intanto ci dirigiamo verso stradine strette ed illuminate a festa, tutti i locali sono aperti con banchetti all’esterno; per smorzare la fame ci fermiamo a mangiare due arancini, una pizza fritta e due spritz, torniamo indietro e da Michele la folla si è diradata, comunichiamo quanti siamo e il nome, lì per lì non capivo, poi dopo quindici minuti esce un cameriere, urla il nome di Arcangelo e ci fanno accomodare al tavolo apparecchiato e pronto per ospitarci. Bene, io credevo di aver mangiato la pizza in tutti questi anni che sono al mondo, ma quando ho assaggiato quella, mi sono dovuta ricredere, la pizza napoletana non c’entra niente con le nostre, e non credo sia per la bravura del pizzaiolo o del tipo di forno, credo invece che sia l’aria, l’acqua per l’impasto e il pomodoro, tutto si fonde e le papille gustative distinguono perfettamente i sapori per poi amalgamarli insieme, una goduria per il mio palato. Ora capisco il mio babbo quando mi dice che le cose vanno mangiate dove nascono perchè si sente il vero sapore. Totale della spesa in cinque 40€.

Un’altro ristorante nel quale vale la pena mangiare per farsi un bel pranzo napoletano è da Nennella nei quartieri spagnoli. Anche lì arriviamo dopo le tredici e c’è un capannello di persone ad aspettare; non ci scoraggiamo, abbiamo imparato come si fa: comunichiamo il nostro nome e quanti siamo, nell’attesa ci beviamo un bicchiere di vino bianco lì a fianco e passati pochi minuti ci mettono a tavola nella veranda esterna.  La giornata è soleggiata siamo circondati da palazzi tutti sgarrupati, gente che ride e che si diverte, il menù è vario e abbondante, niente di ricercato ma tutte cose genuine e fresche, io mi tuffo in una semplice pasta al pomodoro, e che ve lo dico a fare, meravigliosa, friarielli, pasta con fagioli. Tutto spolverato, il conto irrisorio, vale la pena andarci e aspettare, servizio rapido, giovane, sempre con la battuta pronta ma mai invadenti.

 

Ma ora basta parlare di cibo, anche se è uno dei miei argomenti preferiti. Grazie ad un’amica di Arcangelo che ci ha fatto da guida turistica, siamo andati a vedere Napoli sotterranea: una città sotto la città composta da roccia tufacea. L’opera è stata iniziata dai Greci a partire dal 470 a.c., all’inizio per esigenze di approvvigionamento idrico poi è stata espansa sempre di più per recuperare materiale necessario per costruire gli edifici di Napoli. In seguito, grazie all’espansione della città, fu realizzato un vero e proprio acquedotto che raccoglieva le acque piovane e le distribuiva a tutta la popolazione, poi sostituito da quello attuale a causa di un’epidemia di colera. Nella seconda guerra mondiale, quando l’acquedotto non era più attivo, questi luoghi sono stati usati come rifugio, ancora nelle sale si può vedere come si erano accomodati gli sfollati. L’entrata si trova in piazza Trieste e Trento davanti il bar Gambrinus, dove vale la pena fermarsi per assaggiare le sfogliatelle ed i babà.

 

Il percorso ha una durata di circa due ore, i gruppi vengono fatti accomodare nell’atrio principale e la guida spiega un pò di storia. Nel frattempo vengono consegnate candele ad ogni visitatore per iniziare la passeggiata nei corridoi stretti ed alti 40 metri che uniscono le varie sale dove si può ammirare le stanze dove gli sfollati vivevano e lavoravano; è stata scoperta la stanza di una prostituta che accoglieva i suoi clienti e passaggi segreti che portavano direttamente nelle abitazioni o nei ristoranti, insomma una città che brulicava e faceva i suoi affari anche a quaranta metri sotto terra. Naturalmente non bisogna soffrire di clautrofobia.

Un altro luogo affascinante che non ci siamo voluti perdere è la Cappella di Sansevero, piccola chiesa nascosta nei vicoli di Napoli dove è esposto il Cristo Velato, statua scolpita da Giuseppe Sanmartino nel 1473. Opera a mio avviso meravigliosa, scolpita in un unico pezzo di marmo, rappresenta il Cristo morto coperto dal sudario. La statua da l’impressione di esser vera, il velo sembra che ad ogni folata di vento voli via, la chiesa è piccola e la statua si trova proprio al centro, protetta da dei cordoni perchè le persone non si avvicinino troppo, l’istinto è di toccarla per capire se il velo è vero o no, ai lati della cappella altre statue simili ma il Cristo velato è perfetto.

napoli

Altra sorpresa un pò tetra , l’ho avuta quando sono scesa nella Cavea sotterranea dove sono conservati due scheletri, con il sistema venoso e arterioso ancora intatti. Le Macchine, così si chiamano, furono realizzate da un medico palermitano, Giuseppe Salerno su indicazione di Raimondo di Sagro nel 1763-64, che iniettò hai 2 cadaveri un liquido che ha permesso di mantenere ancora oggi quasi integro il sistema artero-venoso. Molte leggende aleggiano intorno a questi scheletri, anche un pò macabre, ma se volete saperne di più cliccate qui.

 

 

Come potevamo andare a Napoli e non andare a trovare il caro vecchio Vesuvio? In più avevo appena finito di leggere il libro di Alberto Angela “I tre giorni di Pompei“, quindi ero anche documentata.  Lo sapevate che a distruggere Pompei nel 79 a.c. non è stato il Vesuvio, bensì il monte Somma (vi consiglio di leggere il libro).

Noi sul Vesuvio ci siamo andati a piedi, una bella passeggiata tutta in salita con zaini, panini, acqua e vino. Il percorso è piacevole e segnalato, man mano che saliamo abbandoniamo la vegetazione e iniziamo a scorgere un territorio lunare tipico dei vulcani, e pensare che quella stessa terra del vulcano è quella che rende così fertile le campagne intorno, ma quando ci sei in mezzo la sensazione è surreale, tutto grigio, il cielo azzurro, il mare all’orizzonte e poi silenzio. Solo noi che camminiamo e parliamo. Arrivati quasi alla vetta, abbiamo fiancheggiato un cratere enorme e al suo interno si poteva vedere il vapore che sbuffava, emozione mista a paura ma siamo andati avanti e arrivati alla vetta una bella merenda e brindisi a noi e al Vesuvio.

napoli vesuvio
Cratere del Vesuvio

L’ultimo giorno della nostra gita l’abbiamo dedicata alla Napoli turistica, Maschio Angioino, Piazza del Plebiscito, il Caffè del Professore, la passeggiata sul lungomare, il mercato del falso d’autore, gli artisti di strada, le sfogliatelle, cassatine, pizze fritte tricchetracche e tanta napoletaneità che ti entra dentro ti fa ridere e piangere come in un film di Peppino e Totò.

 

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