Effetto velocità

“…dolcemente viaggiare rallentare per poi accelerare con un ritmo fluente di vita nel cuore gentilmente senza strappi al motore…”

Wow, è troppo bella! Il fatto è che non me ne sono mai accorto. È la scintilla che da vita a questo breve articolo, sulla voglia che ho di affacciarmi sempre alla finestra, di vedere sempre nuovi spazi, persone, abitudini. Eppure questa pulsione è venuta molto tardi, in pratica quando sono andato a lavorare a Firenze nel 1997, quindi alla veneranda età di 27 anni. Comprai subito una moto e iniziai a muovermi nei dintorni. Poi, aver conosciuto Dania ha sicuramente facilitato le cose, stessa frequenza, stesso pensiero, stessa motivazione e orizzonti allargati. Ogni giorno libero è quello giusto per guanti, casco, frizione, prima. Mi guardo indietro e vedo un cambiamento incredibile, una maturazione magari, sicuramente una visione molto differente da quella che i miei genitori pensavano di avermi dato. Ma d’altra parte il mio mentore è sempre stato Gabriele Salvatores. L’ho conosciuto, sullo schermo, nel 1991. I suoi non sono semplicemente film. Sono regole di vita scolpite su pietra. Penso alla trilogia della fuga : Marrakech Express (1989); Turnè (1990); Mediterraneo (1991, premio Oscar!); aggiungendo anche Puerto Escondido (1992).

 

Sono assolutamente innamorato anche degli interpreti principali: Diego, Fabrizio, Giuseppe, Ugo e Claudio  come se fossero miei amici. Sicuramente i dialoghi, le immagini, le situazioni, sono rimaste in un angolo della mia mente, latenti, per poter poi manifestarsi appena possibile. Col tempo, appunto, si è manifestata la continua voglia di cambiamento. Ammiro Ponchia, Marco, Paolino, Federico Lolli, Dario, il sergente maggiore Nicola LoRusso, Noventa, Colasanti,  Antonio Farina, Mario Tozzi, Alex e tutti i loro compagni nel desiderio continuo di fuga.

 

La motivazione è sempre diversa: per incontrare un amico lontano in difficoltà, a causa della Seconda guerra mondiale, per pene d’amore o per aver assistito ad un omicidio. Sempre di fuga si parla. Federico e Dario parlano di effetto velocità, il continuo spostarsi, però, impedisce legami più solidi, rischiando di avere rimpianti su persone con cui avresti voluto stare di più. Difficile poi tornare indietro. Ma d’altra parte, prima ci dicono che siamo troppi giovani, poi troppo vecchi, allora ci deve essere una parte centrale in cui dobbiamo correre. Effetto velocità, appunto. Ognuno, naturalmente ha la sua verità dentro di se. Io, finché riesco vedrò la vita come un ponte, la attraverserò ma non ci costruirò mai una casa sopra. 

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