Lanzarote, la prima volta

DAVID

Traghetto alle ore dieci. Partenza da Corralejo e in circa 40 minuti attracchiamo a Playa Blanca, a sud di Lanzarote.

In realtà arrivati a Lanzarote dovremmo raggiungere il B&B per prendere possesso della camera, a Tinajo. Non abbiamo però un appuntamento preciso e, considerato che il sole è ben presente, ci lasciamo avvolgere dal calore, ci mettiamo seduti sulla spiaggia con vicino una cerveza y bocadillo. Che meraviglia!

Non può mancare una passeggiata lungomare, popolata di gente, prima di salire in macchina e raggiungere il B&B.

Proseguendo per Tinajo, inizia per noi, la scoperta di Lanzarote, isola incredibile già dai primi chilometri, dal territorio particolarissimo che lascia di stucco lo spettatore.

Arrecife, il capoluogo dell’isola, dove abbiamo avuto l’incontro con l’Ente del Turismo di Lanzarote, nella persona di Valentina De Rosa, che ci ha illustrato e dato la possibilità di visitare i maggiori siti di interesse, è confusionaria al suo interno, con numerose viuzze dove è complicato trovare un parcheggio, ma molto piacevole nel suo centro dove la Casa Amarilla si impone sui molti negozi e un lungomare assolutamente da vivere dominato dal Castillo de San Gabriel. Impossibile non godere della laguna, fermarsi incuriositi ad osservare le molte barche immobili, alcune neanche a galleggiare, con la grossa vetrata dell’ex cinema a fare da sfondo. Magari facendo una merenda, come noi abbiam fatto.

Causa la mia ignoranza, non sono amante dell’arte contemporanea, ma il Castillo de San José , posto lungo la costa (a nord di Arrecife), ha un sapore diverso. È stato trasformato dalla Fundación César Manrique in museo nel 1994: interni bellissimi ed elegantissimi: che dire della sala del ristorante? Wow, sicuramente d’impatto, forse sarebbe anche opportuno testare le capacità dello chef, considerando il panorama oltre la vetrata.

Decidiamo però, di proseguire. Lanzarote gode di strade splendide, i paesi che incontriamo sono macchie bianche che contrastano col territorio nero. Ci spostiamo cercando di scoprire il più possibile. Ma, alcuni luoghi, vanno vissuti fino in fondo, assorbendone tutta la bellezza che sprigionano. Capita perciò, che al Mirador del Rio, deve essere l’addetto alla sicurezza a invitarci ad uscire: per forza, non è un panorama comune quello che si palesa davanti ai nostri occhi. Infatti, da questo straordinario punto panoramico situato all’estremità nord dell’isola, è possibile ammirare l’isola La Graciosa e gli isolotti vulcanici circostanti. Il sito è bellissimo, una ex postazione militare, scavata nella roccia, trasformata da Cesar Manrique, dove è presente anche uno spettacolare bar.

Nei nostri racconti abbiamo sempre qualcosa da bere, sempre vicino un bicchiere, perché ci piace assaporare le specialità del luogo. Per questo non potevamo non visitare la regione de La Geria, la zona vinicola di Lanzarote più incredibile che abbiamo mai visto. I vigneti infatti, sono piantati in avvallamenti, circondati da piccoli muretti a semicerchio nella terra scura. Percorriamo la LZ30 da Yaiza in direzione Mozaga molto lentamente. Ci fermiamo spesso, le foto si sprecano, d’altra parte il paesaggio è unico. Ovviamente le aziende vinicole che offrono vino e tapas sono numerose, noi scegliamo Botega la Geria, beviamo un bicchiere di Malvasìa blanco seco e ne acquistiamo una bottiglia. Delle tapas placano la nostra fame, accompagnate da due bicchieri di vino bianco. Naturalmente!

Nei nostri spostamenti, il clima non è certo benevolo. Fa sempre abbastanza fresco, con piogge frequenti e il vento è molto forte e non smette mai. Non rinunciamo comunque ai nostri obiettivi, ci mancherebbe!

Il giorno della visita al Parque Nacional de Timanfaya, ci svegliamo presto, vogliamo evitare file, resse, calca (la scelta si è poi rivelata azzeccatissima). Il Parco è semplicemente bellissimo ed è possibile vederlo solo con il pullman, dove non è consentito scendere. L’organizzazione è impeccabile. Le strade all’interno del Parco sono strettissime (ma come fanno gli autisti?), intorno a noi il territorio è desertico, la vegetazione pressoché assente, i colori nero, rosso, marrone e grigio, variano di tonalità. Veramente emozionante girare intorno alle Montaña del Fuego dove è possibile scorgere ancora i crateri. La conseguenza della sconvolgente eruzione della prima metà del 1700, è possibile osservarla dal punto panoramico progettato da Cesar Manrique, situato su una piccola collina Islote de Hilario. Facciamo colazione, oltre la vetrata intorno a noi solo lava solidificata. Assistiamo alla sbuffo dal terreno per ben tre volte.

Ripartiamo, ancora in movimento. Da sud a nord, direzione Haría, obiettivo la Cueva de Los Verdes. Incredibili queste grotte, scavati dalla lava; il percorso a volte difficoltoso è affascinante. I colori a volte tenui a volte brillanti, rendono il luogo quasi magico. La brillante guida porta con se gruppi di non più di 50 persone, illustrando ciò che vediamo in spagnolo e inglese. Pur non sapendo nè l’una, nè l’altra lingua riusciamo comunque a capire.

A farci compagnia, ci sono ciclisti ovunque che percorrono strade perfette, ma sono messi a dura prova dal forte vento che non dà tregua. Complimenti a loro!

Siamo alle Isole Canarie già da diversi giorni, e neanche un bagno in mare; pelle d’oca al solo pensiero di mettere il costume. L’ultimo giorno una sorta di miracolo (breve però). Il sole compare fin dalla mattina e sembra tenere. Appunto, sembra. Non ci impedisce però di raggiungere Playa Papagayo , direzione Playa Blanca. Ci arriviamo attraverso una strada sterrata mediamente difficoltosa di circa 7km, un cartello ci ricorda che stiamo attraversando uno spazio naturale protetto, dove occorre pagare un piccolo pedaggio di 3€.  Seguendo la strada arriviamo ad un parcheggio dove due bar ristoranti sormontano uno scenario a dir poco favoloso. Ci troviamo su di un promontorio da cui è possibile vedere tutte le altre lingue di sabbia. Fantastico. Sappiamo che non sarà economico, ma un pranzo con quella vista è unico. Questa volta testiamo le abilità dello chef del ristorante Casa El Barba. Una bottiglia di vino, un piatto a testa del pescado del día e il gioco è fatto. Non economico. Come previsto, ma quello che è davanti a noi è sicuramente appagante. Il pranzo, dura più del previsto e in cielo avanzano le prime avvisaglie di cambiamento. Facciamo in tempo a indossare il costume (abbiamo anche un piccolo video!) e a mettere i piedi nell’acqua. Gelida!

Restiamo fino a quando le nubi iniziano a farsi minacciose (al ritorno, tardo pomeriggio, notiamo che il casottino per il pagamento del pedaggio è deserto).

Nel nostro vagabondare è difficile non ricordarsi della Casa Museo, Monumento al Campesino, perché si trova in punto cruciale dell’isola, di collegamento delle strade principali. Il Monumento al Campesino è stato progettato da Cesar Manrique, in onore ai contadini e ai lavori che svolgevano, mostrati nella Casa Museo.

Teguise, il capoluogo dell’isola fino alla metà del 1800, dove è piacevolissimo camminare tra le sue viuzze chiuse al traffico e dove ci siamo imbattuti nella Cantina, locale molto carino e giovane

Abbiamo scoperto La Santa, sulla costa occidentale, a 4km da Tinajo, villaggio di pescatori, affascinante per la sua semplicità, come il bar- tapas dove abbiamo consumato due cene buonissime: El Barquillo.

Nazaret, nei dintorni di Teguise, con le sue bianche case con una vista niente male e dove fu costruito un edificio quantomeno originale per Omar Sharif, progettato da…Cesar Manrique!

Bellissima questa esperienza, tutto ciò che non siamo riusciti a vedere non è per caso. Finiremo l’anno prossimo in moto!

Una piccola postilla per ringraziare Valentina De Rosa dell’Ente del Turismo di Lanzarote, per aver collaborato con noi, concedendoci il pass per visitare i siti di maggior interesse.
Se vi è piaciuto questo articolo andate a vedere cosa ha scritto Dania qui!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Un commento su “Lanzarote, la prima volta”