Passo del Cerreto

Passo del Cerreto in motocicletta

L’inizio di questo articolo potrebbe essere identico al film Quattro matrimoni e un funerale, quando Charles (Hugh Grant) e sua sorella si svegliano tardi e saranno inevitabilmente in ritardo al primo matrimonio e pronunciano solo quattro parole (andatevi a rivedere l’inizio).
Così noi, dovevamo giungere al Passo del Cerreto, nel pieno dell’ Appennino Tosco Emiliano, tagliando completamente la Garfagnana. Ottimo programma. Ma abbiamo dormito sonoramente.
Il programma, però, non ha subito grandi variazioni, tranne che per una parte del percorso.

Verso il Passo del Cerreto

Imboccata l’autostrada direzione Genova, viriamo per Parma e usciamo alla prima località: Aulla. Dopo il casello, svoltiamo a destra e proseguiamo per Fivizzano, sulla ss63.
Il Passo del Cerreto dista 37km e il campeggio dove passiamo la notte, scopriamo essere nelle vicinanze. Si, perché in questo weekend abbiamo rispolverato la nostra tenda, con la volontà di dormire sotto le stelle.
I primi dieci chilometri sono brutti, veramente brutti: attraversiamo una triste zona industriale, dove occorre fare attenzione agli autovelox, due nascosti tra la siepe che delimita il bordo strada. Giungiamo in località Rometta, passando sotto un arco, attraversiamo la manciata di case e il paesaggio cambia. I capannoni che caratterizzano la zona industriale, fanno spazio ad una vegetazione molto rigogliosa.Passo del Cerreto

Pochi chilometri e subito, alla vostra sinistra, proprio sulla curva, il Castello di Fivizzano con il borgo di Verrucola, che meritano sicuramente più della foto obbligatoria che abbiamo fatto.
La strada è bella, divertente. Sembra d’essere sul tagadá grazie ai continui cambi di pendenza. L’asfalto è sgangherato ma le curve sembrano essere disegnate a misura di motocicletta.
Con le mani ben salde al manubrio, proseguiamo nella nostra ascesa verso il Passo del Cerreto. La temperatura si fa sempre più mite e anche la nostra respirazione più regolare.
Veniamo attratti dalla casa con le pannocchie di granturco appese che merita una foto. Ripartiamo, in realtà vorremmo fermarci spesso perché il paesaggio è attraente. Ma non è naturalmente possibile. Passo del Cerreto

 Qualche altra curva e voilà! Siamo al Passo del Cerreto. O forse no. Effettivamente nessuna indicazione ci ufficializza l’arrivo al passo, ma lo slargo dove ci troviamo e le numerose motociclette non ammettono dubbi. Passo del Cerreto
Come da regolamento ci infiliamo nel rifugio per una birretta e un panino. L’oste, rispondendo alla mia curiosità, mi fa vedere esattamente il punto del Passo del Cerreto: una stanza all’interno del locale, che fornisce informazioni sulla geolocalizzazione del luogo!

Il campeggio

Siamo a 1261 metri, l’aria è molto fresca. Bello riposarsi un attimo e respirare a pieni polmoni, scrollandosi un po’ il caldo patito a valle.
Facciamo benzina al distributore che si trova proprio nella piazza e andiamo al campeggio Rio Grande, distante solo un chilometro. I numerosi e carinissimi chalet, caratterizzano questo splendido campeggio. La zona dedicata alle tende è a dir poco, incantevole. Siamo letteralmente immersi nel bosco, altissimi faggi sovrastano il cielo sopra di noi e garantiscono un fresco impagabile.

La tenda ad ombrello si monta in un attimo, fissiamo quattro picchetti, gonfiamo il materasso e di nuovo in sella a scorrazzare tra le curve, con il sorriso sotto i caschi.

In giro

Cerreto Laghi merita sicuramente una visita, prima di assecondare lo stomaco brontolone in un ristorante nelle vicinanze. Al Ceppo, riusciamo ad accompagnare una buona cena con due bottiglie di lambrusco secco niente male. Anche il sonno è stato magnifico, merito del fresco.

La mattina successiva, alla buon ora, ci incamminiamo verso il Lago Pranda. Un chilometro e mezzo che esalta una colazione vista lago che è tutto un programma. Il programma infatti è quello di preparare la motocicletta, pranzare al Lago, pennichella e ritorno sulla costa labronica. Dopo aver pagato il campeggio (20€) e fatto i complimenti al burbero padrone per la location, ci stanziamo al Lago. Il pranzo è allietato grazie alla conversazione con due ragazzi con joie de vivre nei loro occhi e nei loro racconti, ma che riusciamo a sorprendere parlando del blog. Meravigliosi.
Molto meno entusiasmante il ritorno, in parte sotto la pioggia, ancora in autostrada, ma sempre col sorriso sotto il casco.

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