Motociclette e motociclisti

Gli esordi

La mia prima moto risale al 1997: primo stipendio et voilà! Una sgangheratissima ma molto affascinante Yamaha  XT600 dei primi Anni 80. Prezzo un milione e mezzo di lire. Se avesse funzionato, avrei evitato tuffi al cuore ogni volta che la spengevo. Non sapevo mai se fosse ripartita. Non dotata di avviamento elettrico.

Se considero anche la vespa 125 a 14 anni, con la quale feci un viaggio interessante sulla costa romana, la mia esperienza di guida su due ruote è da “molto esperto”, come recita la dicitura sull’ assicurazione.

Gli sviluppi

Sono entrato nel mondo delle motociclette e dei motociclisti in punta dei piedi. Io avevo voglia di cambiare moto molto spesso, le volevo guidare tutte. Che ne sapevo che se guidavo una Ducati (ST2), avrei fatto parte di un mondo (a mia insaputa) di corsaioli? Quante volte, sono stato oggetto (mancato) di sfide di velocità. Certo, guido una Ducati! Non ci siamo, non è per me. Eppure con la veloce rossa di Borgo Panigale qualche viaggio l’ho pure fatto. Ma i viaggi, almeno come li intendevo io, con la Ducati erano complicati. Meglio con il Transalp appena venduto a favore proprio della ST2. Vabbè!

Probabilmente era importante che cambiassi spesso motocicletta, per capire, alla fine, quel era la mia indole. Inutile buttarsi su modelli naked oppure motociclette razzo. Divertenti e impressionanti tra le curve, ma uno sterrato, una strada che non sia asfalto non potevano farla. Certo non che dovessi fare la Parigi-Dakar, ma il divertimento finiva dove finiva l’asfalto. E come potevo fare lunghi viaggi con una moto sportiva? Certo, tutto è possibile, ma no ero per niente convinto. 

motociclette e motociclisti
pomaia in motocicletta

Sul serio

Dopo un periodo di astinenza dalle due ruote, scelsi la moto che poteva soddisfare le (nostre) esigenze. Una fiammante F800GS, non ancora presente dai concessionari. Il mondo dei motociclisti ritornava ad appartenermi. Quel saluto allungando un braccio come a dire “dammi il cinque!”, oppure semplicemente posizionando indice e medio come una V: come vittoria. Come a dire, siamo diversi da coloro che si chiudono in un abitacolo, come fanno loro ad apprezzare il mondo circostante se sono chiusi lì dentro? Noi siamo dei cavalieri coraggiosi, soprattutto quando le condizioni climatiche ci sono nemiche. Ed è proprio in questo contesto che il saluto porta un sorriso, un poco di coraggio.

Dopo diversi viaggi e un altro GS, stavolta 1200, la mia indole è chiara. La voglia di curiosità, di spingermi oltre, anche quando l’asfalto è finito e sembra che non ci sia più niente. Il divertimento inizia proprio lì, appena la polvere si alza.

 Non esistono appartenenze di marca o modello. Esistono due ruote (preferibilmente a raggi), un manubrio e un pilota con la voglia di andare. L’itinerario non importa, spesso è ignaro allo stesso motociclista.

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