civita di bagnoregio vista dal parco belvedere

Civita, a noi non sembra che stia morendo!

Non sappiamo ancora bene cosa ci riserva l’ultimo giorno di permanenza in Umbria nello splendido scenario di Borgo Giorgione.

Galeotto è l’articolo su di un giornale locale nel bar Caffellatte di Monteleone d’Orvieto che parla di un paese accompagnato dalla dicitura “la città che muore“. Ecco la nostra meta, Civita di Bagnoregio! Uniamo quindi la voglia di far chilometri attraversando la Val di Chiana romana.

In tutta calma, comunque, finiamo la nostra colazione e montiamo in sella.

La strada

Impostando lo smarthphone/navigatore mi accorgo che non siamo difronte ad un chilometraggio abbondante come speravo, Civita di Bagnoregio dista poco più di 50 chilometri e con mia sorpresa (ignoranza), è in provincia di Viterbo.

Il percorso però si preannuncia straordinario, per un piccolo tratto infatti siamo sul tracciato del Gran Tour Rando un itinerario cicloturistico di ben 320 chilometri con partenza dalle Cascate delle Marmore che attraversa gran parte del territorio umbro.

Imbocchiamo quindi la ss71 e dare gas è un piacere, la linea d’asfalto in alcuni tratti pare farsi largo con difficoltà tanto rigogliosa e selvaggia si presenta la vegetazione. Le sfumature del verde si sprecano e i vitigni si susseguono uno dopo l’altro.

vitigni sulla ss71

Non è freddo ma l’aria è frizzante e decido comunque di tenere la mentoniera alzata, voglio respirare la natura che ci circonda non solo apprezzarla visivamente e l’aria molto fresca sulla faccia mi rende vivo. Sono tentato di svoltare ad ogni indicazione di rocca o chiesa o castello ce ne sono a quantità ma abbiamo una destinazione ben precisa. Non possiamo esimerci però dal fermarci di tanto in tanto per delle foto, ecchediamine!

Appena l’asfalto lo permette sfrutto al meglio le numerose curve inclinando la moto secondo le mie possibilità e mi diverto da morire e Dania con me. Spesso però le sospensioni fanno gli straordinari per attutire le asperità della strada. Dania con dei colpetti sulle gambe mi ricorda anche di usare sempre prudenza.

In poco più di due ore arriviamo a Bagnoregio che ci accoglie con un inaspettato traffico e conseguente difficoltà nel trovare un posto legale al ferro. Dopo qualche giro nei pressi del borgo, parcheggiamo vicino ad un distributore.

Bagnoregio

Decidiamo di lasciare la moto fuori dal borgo per raggiungere Civita di Bagnoregio a piedi nella speranza di trovare da mangiare. Una grande porta indica l’inizio del paese e dopo venti minuti troviamo sulla nostra destra una bottega per lo street food. Non ci sono tavolini solo una finestra per ordinare e per vedere la preparazione dei panini. Un buon posticino we just made per placare la fame senza esagerare diretto da una simpatica coppia.

Durante la passeggiata di avvicinamento a Civita, Bagnoregio non ci ha impressionato nonostante sia un paese ben tenuto e con molte trattorie per chi non si accontenta dello street food.

Civita

La strada si conclude all’ingresso del Belvedere, il parco dedicato a P.Borsellino e G.Falcone dove si trova un ex convento francescano, scesi alcuni scalini e raggiunto un piccolo terrazzamento si può godere del magnifico panorama. Occorre farsi spazio tra la piccola folla per riuscire a fotografare una cittadella strepitosa.

cartolina di civita di bagnoregio

Lo scenario davanti ai nostri occhi è da brividi, siamo veramente emozionati. In pratica un isolotto di tufo, argilla e materiale lavico emerge da un terreno brullo, irregolare e ricco di solchi nella Valle dei calanchi.

Naturalmente in tutta la sua storia, iniziata ben 2500 anni fa per mano degli Etruschi, Civita ha dovuto fare i conti con le continue frane proprio a causa del terreno poco stabile. La striscia di terra che collegava Civita a Bagnoregio, per esempio, è stata oggetto di continue frane. Il ponte ad archi in muratura fu costruito nel 1923, successivamente danneggiato dalle frane e dai soldati tedeschi durante la Guerra Mondiale nel 1944. Abbattuto definitivamente nel 1963 per far posto all’attuale di cemento armato e inaugurato nel 1965.

Dal 2013 il Consiglio Comunale di Civita ha deciso di far pagare un pedaggio di 5 euro per far fronte agli interventi di manutenzione straordinari.

Subito dopo il ponte la piccola strada di acciottolato si fa decisamente in salita e termina difronte alla prima porta di accesso a Civita: Porta Santa Maria, un riadattamento di quella che originariamente fu costruita dagli Etruschi e scavata nel tufo.

il nuovo ponte inaugurato nel 1965 che collega civita a bagnoregio

All’interno la Cittadella pullula di curiosi pronti a immortale ogni angolo, viuzza, balcone che si trova difronte. C’è molta confusione, viviamo Civita però come un luogo di culto ed egoisticamente vorremmo godere in solitudine del Borgo per esser trasportati indietro nel tempo e fantasticare un poco tra il groviglio di stradine.

Il ritorno

Non ci facciamo attrarre dalle numerose trattorie, splendide anche per location ma è tardo pomeriggio e ci avviamo verso la moto. Vorremmo scendere verso il parcheggio adiacente il Ponte per una foto col ferro con vista Civita. Bella idea per noi ma non per il burbero addetto al parcheggio indifferente a quello che sto dicendo e che ci impedisce l’accesso invitandoci a tornare indietro. Ubbidiamo a malincuore.

Un ritorno in assoluta calma col pensiero ancora allo splendido borgo.

Torniamo a Monteleone d’Orvieto affamati, L’Ape Regina si prende cura del nostro appetito in modo eccellente.

“Con questo articolo partecipo al concorso #unblogalmese del mese di maggio 2019 indetto dal blog Trippando”,

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