lanzarote

Lanzarote, l’isola di Cesar Manrique

La bellissima esperienza con Camilla nel novembre 2017 a Fuerteventura, ci riporta di nuovo alle isole canarine nel febbraio dell’anno successivo. Da soli e per gran parte del tempo a Lanzarote l’isola di Cesar Manrique

Dopo tre splendidi giorni di soggiorno nella magnifica Lajares, alle ore 10 di mercoledi è in partenza il traghetto da Corralejo per Playa Blanca. Bastano 40 minuti di traversata per giungere nella magnifica isola vulcanica.

Il cielo è bellissimo come il sole splendente, quindi restiamo sulla spiaggia per goderci temperatura, cerveza y bocadillo.

La struttura del nostro soggiorno si chiama Finca Marisa e si trova a Tinajo, circa 40 minuti da Playa Blanca. Non avendo obbligo di un orario preciso per il check in, ci godiamo una passeggiata lungo mare mischiandoci con i vari turisti che ora son numerosi.

Nelle prime ore del pomeriggio ci decidiamo a raggiungere la sede del pernotto e da questo momento inizia la scoperta di Lanzarote. E’ già da questo breve tratto, attraversando parte del Parco Nazionale Timanfaya che l’isola si mostra in tutta la sua bellezza.

Arrecife

sulla spiaggia di arrecife

Arrecife, il capoluogo dell’isola, dove abbiamo avuto l’incontro con l’Ente del Turismo di Lanzarote nella persona di Valentina De Rosa che ci ha illustrato e dato la possibilità di visitare i maggiori siti di interesse, è confusionaria al suo interno con numerose viuzze dove è complicato trovare un parcheggio, ma molto piacevole nel suo centro dove la Casa Amarilla si impone sui molti negozi e un lungomare assolutamente da vivere dominato dal Castillo de San Gabriel. Impossibile non godere della laguna, fermarsi incuriositi ad osservare le molte barche immobili, alcune neanche a galleggiare, con la grossa vetrata dell’ex cinema a fare da sfondo. Magari facendo una merenda, come abbiam fatto noi.

Castillo de San José

vista dal castillo de san josé

Causa la mia ignoranza, non sono amante dell’arte contemporanea, ma il Castillo de San José , posto lungo la costa a nord di Arrecife, ha un sapore diverso. È stato trasformato dalla Fundación César Manrique in un museo nel 1994: interni bellissimi ed elegantissimi: che dire della sala del ristorante? Wow, sicuramente d’impatto, forse sarebbe anche opportuno testare le capacità dello chef considerando il panorama oltre la vetrata.

Decidiamo però di proseguire, Lanzarote gode di strade splendide i paesi che incontriamo sono macchie bianche che contrastano col territorio nero. Ci spostiamo cercando di scoprire il più possibile. Ma alcuni luoghi vanno vissuti fino in fondo, assorbendone tutta la bellezza che sprigionano.

Mirador del Rio

splendida vista dal mirador del rio dell'isola Graciosa

Capita perciò, che al Mirador del Rio, deve essere l’addetto alla sicurezza a invitarci ad uscire: per forza, non è un panorama comune quello che si palesa davanti ai nostri occhi.

Infatti, da questo straordinario punto panoramico situato all’estremità nord dell’isola, è possibile ammirare l’isola La Graciosa e gli isolotti vulcanici circostanti. Il sito è bellissimo, una ex postazione militare scavata nella roccia e trasformata da Cesar Manrique, dove è presente anche uno spettacolare bar.

La Geria

le particolarissime viti de la geria

Nei nostri racconti beviamo sempre qualcosa di nuovo, teniamo sempre vicino un bicchiere perché ci piace assaporare le specialità del luogo. Per questo non potevamo non visitare la regione de La Geria, la zona vinicola di Lanzarote più incredibile che abbiamo mai visto. I vigneti infatti, sono piantati in avvallamenti circondati da piccoli muretti a semicerchio nella terra scura.

Percorriamo la LZ30 da Yaiza in direzione Mozaga molto lentamente. Ci fermiamo spesso, le foto si sprecano, d’altra parte il paesaggio è unico. Ovviamente le aziende vinicole che offrono vino e tapas sono numerose, noi scegliamo Botega la Geria, beviamo un bicchiere di Malvasìa blanco seco e ne acquistiamo una bottiglia. Delle tapas placano la nostra fame, accompagnate da due bicchieri di vino bianco. Naturalmente!

Parque National de Timanfaya

timanfaya montanas del fuego

Il giorno della visita al Parque Nacional de Timanfaya, ci svegliamo presto, vogliamo evitare file, resse, calca e la scelta si è poi rivelata azzeccata. Il Parco è semplicemente bellissimo ed è possibile vederlo solo con il pullman, dove non è consentito scendere. L’organizzazione è impeccabile. Le strade all’interno del Parco sono strettissime (ma come fanno gli autisti?).

Intorno a noi il territorio è desertico, la vegetazione pressoché assente, i colori nero, rosso, marrone e grigio, variano di tonalità.

Veramente emozionante girare intorno alle Montaña del Fuego dove è possibile scorgere ancora i crateri. La conseguenza della sconvolgente eruzione della prima metà del 1700, è possibile osservarla dal punto panoramico progettato da Cesar Manrique, situato su una piccola collina Islote de Hilario. Facciamo colazione, oltre la vetrata intorno a noi solo lava solidificata. Assistiamo alla sbuffo dal terreno per ben tre volte. 

Cueva de los Verdes

interno de la cueva de los verdes

Ripartiamo ancora da sud a nord, direzione Haría, obiettivo la Cueva de Los Verdes. Incredibili queste grotte, scavate dalla lava; il percorso a volte difficoltoso è affascinante. I colori a volte tenui a volte brillanti, rendono il luogo quasi magico. La brillante guida porta con se gruppi di non più di 50 persone, illustrando ciò che vediamo in spagnolo e inglese. Pur non sapendo nè l’una nè l’altra lingua riusciamo comunque a capire e veniamo rapiti dal luogo con finale a sorpresa.

Playa Papagayo

Siamo alle Isole Canarie già da diversi giorni, e neanche un bagno in mare; pelle d’oca al solo pensiero di mettere il costume. L’ultimo giorno una sorta di miracolo (breve però). Il sole compare fin dalla mattina e sembra tenere. Appunto, sembra. Raggiungiamo Playa Papagayo.

Ci arriviamo attraverso una strada sterrata mediamente difficoltosa di circa 7km, un cartello ci ricorda che stiamo attraversando uno spazio naturale protetto, dove occorre pagare un piccolo pedaggio di 3€.  Seguendo la strada arriviamo ad un parcheggio dove due bar ristoranti sormontano uno scenario a dir poco favoloso.

playa papagayo casa el barba

Ci troviamo su di un promontorio da cui è possibile vedere tutte le altre lingue di sabbia. Fantastico. Sappiamo che non sarà economico, ma un pranzo con quella vista è unico. Questa volta testiamo le abilità dello chef del ristorante Casa El Barba. Una bottiglia di vino, un piatto a testa del pescado del día e il gioco è fatto. Il pranzo dura più del previsto e in cielo avanzano le prime avvisaglie di cambiamento. Facciamo in tempo a indossare il costume (abbiamo anche un piccolo video!) e a mettere i piedi nell’acqua. Gelida!

Restiamo fino a quando le nubi iniziano a farsi minacciose (al ritorno, tardo pomeriggio, notiamo che il casottino per il pagamento del pedaggio è deserto).

Monumento al Campesino

lanzarote

Chiunque inizi a vagabondare per Lanzarote sicuramente incontrerà il Monumento al Campesino. Situato in un punto cruciale dell’isola, questi blocchi bianchi disposti apparentemente in modo causale a formare una originale torre, fu costruito da Cesar Manrique in onore ai contadini per i lavori che svolgevano. La Casa Museo adiacente mostra proprio la loro vita.

Altre scoperte

Teguise, il capoluogo dell’isola fino alla metà del 1800, dove è piacevolissimo camminare tra le sue viuzze chiuse al traffico e dove ci siamo imbattuti nella Cantina, locale molto carino e giovane.

La Santa, sulla costa occidentale a 4km da Tinajo, villaggio di pescatori affascinante per la sua semplicità, come il bar- tapas dove abbiamo consumato due cene buonissime: El Barquillo.

Nazaret, nei dintorni di Teguise, con le sue case bianche con una vista niente male e dove fu costruito un edificio quantomeno originale per Omar Sharif, progettato da…Cesar Manrique!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *