Il viaggio in motocicletta è un viaggio che parte subito, senza compromessi, senza barriere. La motocicletta è fantasia, equilibrio e dinamismo
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punto panoramico del monte serra

Mille metri (o quasi) del Monte Serra

Il Monte Serra è la vetta più alta dei Monti Pisani, mille metri o quasi, ed è un naturale confine tra le province di Pisa e Lucca. Domina  l’estesa campagna pisana e nelle giornate limpide è possibile vedere il luccichio del mare. Famoso per le sue gigantesche antenne sempre visibili che fungono da ripetitori.

È stata la meta di molte gite da ragazzo, alla scoperta delle alture della Toscana vicine alla città, l’ultima volta sono stato a vent’anni, poi il Monte Serra è finito un po’ nel dimenticatoio. 

Con ansia aspettiamo il nuovo dpcm del 11 maggio, per capire se e come possiamo dare ancora gasss. Nell’attesa del giorno prima ci è permesso andare dai genitori anche fuori comune purché all’interno della regione. Decidiamo di andare verso Pisa.

RITORNO SUL MONTE SERRA

Cosi  nel ritorno verso Livorno facciamo una deviazione verso il Monte Serra, attraversiamo i piccoli paesi di Navacchio, Zambra, giriamo intorno al curioso e affascinante sperone su cui troneggia la torre di Caprona nominata anche da Dante Alighieri a seguito dello scontro tra guelfi e ghibellini, qualche incrocio a zig zag, oltrepassiamo Calci e troviamo Castelmaggiore sulla sp56 che porta alla vetta della montagna. La lingua d’asfalto in buone condizioni è una serpentina di circa 10 km. Troppo poco per il panorama che si riesce a vedere. Non mi ricordavo infatti uno scenario simile, alcune curve mostrano completamente il fianco alla valle sottostante.

Il cielo è bellissimo in questo tardo pomeriggio e la temperatura è perfetta per stare un po’ in motocicletta. D’altra parte è dall’otto marzo che non saltiamo sù. Praticamente una vita.

durante il percorso della vetta

Grazie al cielo terso lo spettacolo è entusiasmante ed è possibile soffermarsi in un paio di slarghi per ammirare in silenzio il panorama.

Continuiamo la nostra ascesa seguendo le indicazioni per Santallago, un parco incastonato nella cima del monte. Il nostro cammino però, termina poco prima della destinazione all’inizio del percorso sterrato: un cartello invita a non continuare causa covid-19. Un po’ rammaricati ci atteniamo alle indicazioni.

Nella discesa, prima di imboccare di nuovo la sp56, facciamo una deviazione, una stradina che si inoltra nel bosco e che finisce proprio ai piedi dei ripetitori. In realtà una sbarra e un cartello di proprietà privata ci impediscono di arrivare alle antenne e nel breve percorso insetti a pioggia. Insomma, potevamo non andare.

Ritorniamo quindi verso casa scendendo a valle con molta calma. Il cielo è ancora azzurro e il sole ha allentato la sua luce, il vento è piacevole sulla parte scoperta del volto. La prima piccola uscita del dopo lockdown va goduta fino in fondo.

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