un'altra entrata de La Scarzuola

Vado e torno, una notte in Umbria

Solitamente il 22 maggio la città di Livorno trasloca verso luoghi dove i giochi acquatici rinfrescano l’estate. Noi nel dì di festa per il santo patrono Santa Giulia, decidiamo di calarci ancora in Umbria per vedere La Scarzuola. Non aver potuto vedere la città teatro dell’architetto Tommaso Buzzo nella precedente occasione è stata una gran delusione.

Così all’inizio di maggio scriviamo la mail per fare la prenotazione nel giorno della nostra festa. La risposta affermativa arriva dopo un paio d’ore con tanto di scelta de l’orario: 10,30 oppure nel pomeriggio alle 15. Replichiamo telegraficamente scrivendo: “10,30. Grazie”.

Appena il proprietario Marco Solari ci conferma l’appuntamento prenotiamo subito una notte nel casolare Poggio della Bandina che si trova ad una manciata di chilometri da Città della Pieve e a 40 minuti dal sito di interesse.

Partiamo il 21 subito dopo il lavoro ed un pranzo forse troppo veloce. La voglia però di tornare è molta come le aspettative che abbiamo per La Scarzuola sono altissime. Finalmente dopo giorni di pioggia e freddo le condizioni atmosferiche ci danno una mano e arriviamo velocemente a dstinazione.

Poggio della Bandina, cuore verde dell’Umbria

poggio della bandina

La nostra uscita sull’autostrada è Chiusi, subito dopo il casello imbocchiamo la sr71 che già conosciamo in direzione Città della Pieve. Passiamo il borgo e dopo pochi chilometri svoltiamo a sinistra in Vocabolo Posasso. Abbandoniamo l’asfalto e i successivi 2,5km di sterrato sono troppo pochi e meravigliosi. Al termine del percorso una interessante discesa termina proprio nel piazzale dello splendido casolare Poggio della Bandina

Il casolare si trova in una posizione tale da poter dominare la valle circostante e il panorama è da scena muta. Parcheggiata la moto ci viene incontro la simpatica host che ci mostra subito il nostro appartamento che appare molto accogliente. Non ci congediamo immediatamente ma ci perdiamo in un cordiale e piacevole scambio di battute.

Alleggeriamo il bicilindrico delle borse e facciamo due passi intorno al casolare che si mostra in tutta la sua bellezza in un contesto invidiabile. Peccato non poter fare un tuffo in piscina a causa della temperatura non strettamente primaverile.

L’assoluta bellezza però l’abbiamo scoperta la sera al ritorno da Città della Pieve alzando gli occhi al cielo nella quasi totale oscurità. Potevamo contare le stelle una ad una, uno spettacolo indescrivibile soprattutto per chi vive in città…

Città della Pieve

Oltre il verde accecante di una lussureggiante vegetazione l’Umbria si caratterizza anche per la presenza dei suoi affascinanti borghi, Città della Pieve è un luogo che colpisce subito e si nota immediatamente considerato che il 70% delle sue costruzioni sono di mattoncini rossi.

Una piccola rotonda ci indirizza verso la porta del borgo che attraversiamo un poco titubanti per eventuali divieti che in realtà non ci sono. Piazza del Plebiscito si presenta subito a noi ed è ai piedi della cattedrale e della sua torre che lasciamo la motocicletta. Camminiamo un pò e ci rendiamo conto che il borgo è vivace con i suoi punti d’incontro tra bar ristoranti e negozi di vario genere.

Le tre strade principali si riuniscono poi davanti alla cattedrale e ognuna si dirama in vari percorsi indicati da cartelli specifici. Noi ci imbattiamo nel percorso dei vicoli, un vero e proprio labirinto di piccole viuzze dove risalta il colore terra bruciata delle case uniche nel loro genere. Nel nostro girovagare troviamo il curioso vicolo Baciadonne la via più stretta d’Italia, almeno così recita il cartello.

Veniamo attratti dal maestoso Palazzo della Crogna, costruzione del XVI secolo per volere del soldato e valoroso combattente il marchese Ascanio della Crogna. L’edificio è visitabile al suo interno ma occorre una prenotazione, ci accontentiamo della corte che mostra tutto il suo fascino con i tre archi sovrapposti e un obelisco al centro di epoca etrusca del V secolo.

La cena

Ci accorgiamo dello scorrere del tempo solo quando i nostri stomaci iniziano a brontolare per la cena. Ci troviamo in una delle vie principali via Vannucci e istintivamente senza pensarci un attimo ci infiliamo dentro il primo ristorante che si palesa davanti a noi: Bruno Coppetta. Locale molto accogliente con diverse stanze, sembra di entrare in una grande casa.

Nonostante siamo in un comune giorno feriale il locale è affollato e attendiamo un poco per ordinare ma dopo la cena fila via benissimo, i pici cacio e pepe vengono serviti nel piatto davanti a noi raccolti da una grande forma di formaggio divisa in due e scavata a mò di recipiente. Con la bistecca finiamo in paradiso.

La Scarzuola

Ci alziamo alla buon ora il cielo non è bellissimo ma non piove e a noi questo basta. Siamo eccitati il nostro stato d’animo è un insieme di curiosità e interesse verso la città teatro un opera rara e fuori da una normale concezione di abitazione e siamo felicissimi di far parte di questo contesto e poter conoscere il proprietario che nel nostro immaginario, considerate le telegrafiche risposte delle mail, dev’essere un tipo burbero.

cortile antistante l'entrate de La Scarzuola

Arriviamo, manco a dirlo, con trenta minuti d’anticipo. La strada è divertente soprattutto quando si abbandona l’asfalto per immergersi in una striscia bianca che separa la caratteristica e abbondante vegetazione dell’Umbria. Lasciamo la moto nell’ampio cortile vuoto fatta eccezione per un assonnato cane dal pelo lungo.

Alle 10,40 non vediamo ancora nessuno, decidiamo quindi di palesarci e suoniamo la campana tirando una corda che esce dal muro a fianco del grande portone. Dopo qualche minuto ci accoglie un signore di mezza età con un forte accento americano: “La Scarzuola oggi è chiusa, Marco non è in casa”.

Balbettiamo qualche sillaba, tentando di spiegare che il signor Solari ci ha dato appuntamento per stamani e che siamo venuti appositamente dalla Toscana. Visibilmente imbarazzato il tipo non può che confermare la risposta iniziale e mestamente ci congediamo.

Le strade dell’Umbria

Passato lo sconforto e la delusione e confermando che il signor Marco Solari è sicuramente un tipo burbero, saltiamo in sella e proseguiamo per lo sterrato a fianco del cortile. Bastano pochi istanti di polvere e panorami incredibili per far tornare il sorriso sotto i nostri caschi.

L’Umbria si manifesta in tutta la sua bellezza e autenticità. Percorriamo diversi chilometri con sospensioni in modalità off road e con il manubrio ben saldo affronto ogni ostacolo in scioltezza mentre Dania prima prova qualche scatto e video tra sobbalzi e curve instabili poi si abbandona completamente al territorio circostante.

l'entrata del borgo castel di fiori

Arriviamo ad un piccolo incrocio al termine dello sterrato, svoltiamo a destra e dopo un breve tratto di asfalto dismesso ricominciamo ad alzar polvere fino al luogo incantato di Castel di Fiori.

Un arco per entrare nel borgo, due vivaci cani ad accoglierci, un palazzo in pietra in vendita, una sola strada ad anello, altre case in pietra ben tenute con giardino e una torre a dominare. Niente di più ma assolutamente affascinante.

Ancora in sella dopo diversi scatti prima del ritorno verso casa. L’Umbria si è fissata nelle nostre menti oltre che nella memoria digitale della macchina fotografica.

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