quadro della val d'orcia

Val d’Orcia tra fortezze vitigni e Robin Hood

Ci alziamo come consuetudine alla buon ora e dopo una sublime colazione, prepariamo la motocicletta e salutiamo l’oste, previo pagamento naturalmente! Tratteniamo gelosamente la fattura de I Tre Rioni, ottimo come B&B e ristorante e come punto di riferimento per altre escursioni in Val d’Orcia.

Prima di saltare ancora in sella ci dirigiamo a piedi verso la torre che domina il borgo di Campiglia d’Orcia. L’ascesa ci lascia senza fiato: sia per la fatica sia per il panorama della valle. Veramente incantevole, una vera cartolina. È possibile vedere chiaramente tutte le strade percorribili, noi puntiamo verso Radicofani.

Robin Hood in Val d’Orcia

Circa venti minuti ci separano dalla splendida Fortezza-Torre. La storia della Rocca è legata alle vicende del bandito gentiluomo, del Robin Hood della Val d’Orcia, come veniva definito Ghino di Tacco, che si impossessò della Fortezza alla fine del 1200. Le imprese del Messere Ghino di Tacco sono ricordate per la loro crudeltà ma volte sempre a far del bene. Anche Boccaccio e Dante Alighieri lo ricordano nelle loro opere.

fortezza torre di radicofani

Grazie alla recente ristrutturazione, durante l’ascesa alla sommità della torre, ad ogni piano sono presenti documenti, foto e rappresentazioni virtuali della storia della Fortezza e della sua ristrutturazione fin nei dettagli.

Splendido il colpo d’occhio che si presenta davanti ai nostri occhi. Una vista mozzafiato a 360 gradi. Questo è il punto più alto della Val d’Orcia circa 1000metri s.l.m. Tutto appare perfetto, ogni appezzamento di terreno, ogni albero, la strada stessa, niente sembra in quel punto per caso. Anche le combinazioni cromatiche non sembrano casuali. È tutto veramente bellissimo.
Dopo una visione così perfetta delle strade, non vediamo l’ora di percorrerle.

Dopo una visione così perfetta delle strade, non vediamo l’ora di percorrerle. Scendiamo dalla torre, ci facciamo distrarre dal bar/ristorante (anch’esso con vista superlativa), solo per un caffè. Saltiamo in sella molto soddisfatti d’aver pagato 4€ ciascuno per il biglietto di entrata.

Via col gasss

Come ampiamente previsto mordere le strade della Val d’Orcia è puro godimento, non vogliamo più scendere dalla motocicletta. L’asfalto sembra adagiato con cura e delicatezza sulle colline, cosicché anche i saliscendi non presentano scossoni, ma seguono perfettamente la linea dei dossi.

verso la vetta amiata

Il caldo si fa sentire e improvvisamente decidiamo di virare per Abbadia San Salvatore e Vetta Amiata. La strada provinciale del Monte Amiata è un incanto per i motociclisti. Larghissima, ottimo asfalto e soprattutto il sottobosco che pare un giardino privato e permette sempre di vedere chiaramente la curva successiva: quindi se il traffico lo permette, è possibile divertirsi tra le curve. Ci sono due steps, prima di arrivare alla Vetta Amiata, il Rifugio Amiatino e il Rifugio Cantore entrambi con ristoranti e hotel.

La Vetta si trova a 1734metri e non ha destato per niente il nostro interesse. In pratica, l’enorme piazza, ai piedi di una pista da sci, è costellata da bar, alberghi e ogni tipo di Rifugio.
Il tempo per dissetarci e poi via.

Prima del ritorno…

Ultime ore di splendido scenario. A breve sarà di nuovo casa con dispiacere. Facciamo un giro lungo, solo puro divertimento e voglia di stare in sella: seguiamo Seggiano, Bagno Vignoni, Montalcino, Paganico.
Solo nell’ultimo tratto ci siamo concessi una fermata, sulla sp14. Impossibile non fermarsi davanti ai vitigni di Montalcino o ai numerosi poggi, caratterizzati da una fila di cipressi che portano ad un casolare.
Il panorama è veramente meraviglioso, permette alla fantasia di lavorare al mille percento. Mettersi il casco e ingranare la prima è veramente uno strappo al cuore. Ma doveroso.
Un ritorno piacevole, però, con la mente divisa tra la guida e il ricordo del piacevolissimo weekend.

Uno scorcio di Toscana veramente suggestivo, vi invito a segnalarci ogni strada degna di essere percorsa…

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