in tre all'improvviso

In tre all’improvviso 

 

Il 2000 è scoccato da pochi mesi.

La Roma è fuori dalla coppa e Dania potrebbe essere incinta.

Prima casa di Empoli. Casa sulle mura. Il 2000 è scoccato da pochi mesi. Dopo cena, una scena fantozziana: io incollato alla piccola TV 14′, per la partita di coppa tra la Roma e il Leeds. La Roma deve vincere o è fuori.

Dania ad un certo punto dice “David, ho un ritardo di circa due settimane “. La frase resta nell’aria, sfuma un poco ma non se ne va del tutto.

La Roma va in gol, è l’apoteosi, l’Olimpico è a casa, anche se sono da solo ad esultate, mi rotolo in terra, salto sul divano~letto, mi faccio i complimenti per come è andata l’azione.

Dania si lima le unghie. Dopo circa 90 minuti in casa ci sono gli spettri. Musi lunghi, anzi, muso lungo: il mio. La gioia è svanita: la Roma è fuori dalla coppa e Dania potrebbe essere incinta; si, perché la frase non del tutto evaporata, è stata ripresa e rielaborata. Il ritardo in effetti è importante, poco più di due settimane.

C’è una cosa da fare per essere certi o per smentire: comprare il test in farmacia. La mattina dopo vado a lavorare in una RSA di Lastra a Signa, dove il telefono non prende. Intanto Dania compra il test. Ancora oggi ricordo l’ansia, il dubbio, la speranza che il test dia esito negativo. Finito il lavoro, mi precipito a casa.

“Dania l’hai fatto il test?”. “Si”. “Quindi?”. “Forse sono incinta “.Il forse non esiste, ricordo alla futura puerpera che i test sono sicuri quasi al 100%: perciò se è negativo festa; se è positivo…è positivo! È positivo al 101%. Ripetuto tre volte, positivo al 303%! Non fu una bella notizia.

 

I nostri pensieri erano altri: stavamo organizzando il viaggio a Capo Nord con la moto appena comprata.

Seguirono giorni instabili; anche le reazioni dei nostri genitori furono opposte, soprattutto delle rispettive mamme: la mia al settimo cielo, baci e abbracci; quella di Dania mani nei capelli, disperata.

Non ci sposiamo fu subito detto e nessuno dei nostri genitori approvò.

Per metabolizzare la nuova situazione, abbiamo bisogno di solitudine e tranquillità. Saltiamo in sella e andiamo quattro giorni all’Isola d’Elba. E’ maggio e il sole ci arrostisce. Sono i primi giorni del mese, poca gente, pace, relax; quello che vogliamo. Una bellissima gita, ci ha fatto bene.

Il ginecologo ci dice che tutto procede bene,  noi gli ricordiamo di non dirci il sesso del nascituro ad ogni visita; lui ci ricorda che sarebbe meglio di smettere di andare in moto.

Prima di appendere le chiavi in bacheca, ci dedichiamo gite di uno o più giorni: Val di Luce, Garfagnana, Framura (spiaggia vicino Genova), qualche bagno al mare.

L’ultima gita è a Volterra, al ritorno Dania accusa dolori addominali, è al sesto mese. La moto di coppia si interrompe. I giorni passano sereni, la pancia cresce e Dania è sempre più bella, siamo contenti, ci divertiamo, molto spesso andiamo da Mauro e Michele a Firenze e finalmente mi licenzio dalla RSA.

tre all’improvviso

Ci sono pronostici sul sesso da parte di sconosciuti: per me è femmina, dice una commessa del negozio indiano; è maschio, dice una signora in un bar, è la forma della pancia che lo dice!.

Anche Mauro e Michele si pronunciano, il primo dice maschio, il secondo dice femmina. Inizia anche la corsa per la scelta del nome: Camilla è la sola vincitrice. Per il maschio non  c’è plebiscito, quindi propongo Saturnino (bassista di Jovanotti). Dania non è affatto contenta ma non se ne parla più.

La gravidanza scorre via perfetta, tant’è che non sappiamo quando andare in ospedale. Intanto la probabile data del parto si avvicina e prepariamo la valigia con l’occorrente per il ricovero e Dania pernotta sempre più spesso da Mauro e Michele soprattutto quando lavoro di notte.

Partiamo dalla nostra casa di Empoli quando Dania avverte i primi dolori. Andiamo all’ospedale di Careggi nel tardo pomeriggio (con la valigia) dove, dopo una visita, Dania viene trattenuta.

Io vado per il turno di notte (avevo iniziato a lavorare in una struttura privata vicino l’ospedale). Serata di agitazione. Il telefono squilla intorno alle 23,30. E’ Dania, ci siamo. Saluto i colleghi e mi precipito al reparto di maternità.

Le contrazioni aumentano, il battito cardiaco del bambino è irregolare: pare che il cordone ombelicale sia intorno al collo provocandone sofferenza. Le ore passano, restiamo sempre insieme nella stanza di degenza.

 

Le infermiere si alternano a monitorare la paziente e il bambino.

Dopo un tempo infinito, ci spostiamo in sala pre parto, dove un’abbondante fuoriuscita di liquido verdastro agita l’ostetrica che mette in allarme medici e infermieri.

Stiamo per entrare in sala parto e voglio sapere da Dania se confermiamo  Saturnino per il maschio. Accenna un si per nulla convinta e le porte si aprono: ci sono tantissime persone.

Mi verrebbe da dire “è qui la festa?”. Primario, medici anestesisti, infermiere, ostetriche tutti intorno a noi. Tutto va per il meglio, tutto è stato monitorato a dovere. La nascita è stata registarta alle ore 6 di mattina. Le infermiere ci chiedono il nome del nascituro ma noi noon sappiamo il sesso.

Femmina! Ci dicono.

Camilla! Rispondiamo noi.

La curiosità spinge le operatrici a chiedere il nome scelto per eventuale maschio. Diciamo Saturnino e tutte fanno un sospiro di sollievo.

 

 

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