La rosa rossa

Quando vado a casa dei miei genitori, a Pisa, punto sempre il mobile delle fotografie.

Lì dentro è raccolta una bella fetta di vita, a partire dalle foto del loro matrimonio nel 1968. Eppoi via via tutte le altre, fino a circa dieci anni fa, quando mio padre si è comprato il primo apparecchio digitale (ancora è lo stesso, un rudere ormai). Le mie foto sono tutte raccolte in vari album. Sotto ogni fotografia un piccolo tagliandino come spiegazione o commento dell’immagine. Ora, è tutto un po’ confusionario: non ci sono più i tagliandi e alcune foto sono sparse. Le foto della vacanza dell’estate del 1989 (luglio?), ci sono tutte a parte una. Non trovarla mi fa un po’ male ( cercherò ancora e la metterò a posteriori). La foto in questione ritrae l’amico fraterno Lorenzo, fermo a un ristoro lungo la strada, appoggiato alla sua favolosa Aprilia Red Rose 125, nel ritorno a casa dopo la vacanza sulla costa laziale. Con tanto di birrozza. Io, ho la stessa foto in sella alla mia Vespa 125 T5img_5884

Si, perché in quell’anno, decidemmo di partire alla conquista di Lavinio, ridente cittadina balneare a circa tre quarti d’ora da Ostia. Andammo a trovare i miei zii e cugini, stanziali con le loro roulotte nel campeggio locale. Noi due pernottammo in tenda (canadese?), presa chissà dove o prestata da amici o parenti. Partimmo con i rispettivi mezzi a due ruote. È vero, lui aveva la moto figa ma con capacità di carico pari a zero. Fu grazie alla mia vespetta, con portapacchi anteriore e posteriore, che riuscimmo a portare tutto il necessario per la vacanza. Che bel viaggio. Mi viene da ridere se penso che facemmo una sola telefonata a casa: all’arrivo.

Se penso a quella vacanza, mi vengono in mente le partite a calcetto con gli autoctoni, la mia timidezza ogni volta in sala giochi, quando mi dicevano “aó, me dai ‘na piotta?”, la vita dell’immenso campeggio dove mi perdevo sempre. Non mi persi però, quella sera, che feci la foto a Lorenzo nel bagno nell’atto dei suoi bisogni. Una istantanea spettacolare come la sua faccia meravigliata. Come dimenticare le bombe delle sei che non hanno mai fatto male. Tutte le notti a piedi per quel viale alberato, immersi nel buio, con torcia e i dire straits come colonna sonora nel nostro stereo, per comprare quelle bombe da impazzire, nella pasticceria sempre aperta.img_5885
Infine, la gita verso la capitale: dove danzavamo tra le macchine incolonnate ai semafori, agli incroci. Una gimcana in un traffico a cui non eravamo abituati. Andammo con il Red Rose e guidavo io: in quegli anni la legge obbligava alla maggiore età (del pilota)per due passeggeri. Che bella Roma, il Colosseo, S.Pietro, le vie principali ma anche le piccole viuzze, i vecchi edifici e quelle finestre che sò tanti occhi che te sembrano dì: quanto sei bbella!

Bel viaggio. Io con la vespa, lui con la moto figa!

22 pensieri su “La rosa rossa

    • David De Angelis ha detto:

      Non potevo ribattere subito, prima mi sono crogiolato con la tua risposta 😬. Contento che ti sia piaciuta la breve storia. Scrittore io?😂. Ora via a cercare la foto…

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    • David De Angelis ha detto:

      Le vecchie foto sono bellissime. Soprattutto quando ingialliscono, si consumano. Hanno una vita da raccontare. Poco tempo fa abbiamo comprato una polaroid del 1977. Bello fare le foto con quella macchina e aspettare che la foto compaia, ha il suo fascino…

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