Lanzarote, cosa fare in 4 giorni.

Lanzarote sapevi che…

Lanzarote una delle 7 isole delle Canarie, isola dalle grandi sventure, nel 1400 circa fu devastata dai pirati e corsari che ridussero i suoi abitanti in schiavi, e quelli che riuscivano a fuggire dovevano vivere nascosti nelle grotte. Nel 1700 quando gli oppressori se ne furono andati e gli abitanti potevano tornare alla normalità iniziarono una serie di eruzioni che durarono diversi anni distruggendo gran parte delle cittadine e del loro territorio, cambiandone anche la morfologia. Gli abitanti dell’isola non si arresero, gente abituata a lavorare, contadini, coltivatori, scoprirono che le ceneri vulcaniche resero il territorio più fertile, territorio adatto alla coltivazione delle particolari viti da vino che resero il territorio ancora più ricco.

Lanzarote in traghetto.

Alle Canarie siamo arrivati l’otto febbraio, dopo tre giorni a Fuerteventura, automuniti abbiamo preso il traghetto da Corrajelo direzione Playa Blanca, Lanzarote. La traversata dura appena 40 minuti. Arriviamo alle 11.00 circa e ci siamo concessi un pò di sole sulla spiaggia, visto che i giorni precedenti era mancato; poi direzione Tinajo dove abbiamo preso una camera tramite Booking.com. Seguendo le indicazioni per il paese abbiamo percorso la strada che costeggia il Parco di Timanfaya e rimaniamo subito colpiti dalla strada bellissima e il paesaggio che ti lascia senza fiato; i colori ti avvolgono passano dal nero al rosso mattone; intorno si sente solo il vento, zero vegetazione. Incontriamo ciclisti e trekker che percorrono i sentieri sterrati sui lati della strada. Iniziamo a fare foto e video in modo compulsivo e subito pensiamo a come sarebbe bello fare questa strada in motocicletta.

Sistemate le valigie in camera visto che il sole è ancora alto in cielo ripartiamo, a caso: tanto qualcosa ci sarà sicuramente da vedere, cartina alla mano ci dirigiamo a sud-est e incontriamo il Monumento de Campesino, come non notarlo, si trova in un punto strategico dell’isola dove le strade principali si incrociano e poi è imponente, poggiato su una collinetta di granelli di lava nera ben tenuta ed arata.

 

Il monumento bianco dà l’impressione che ti scruti e che si muova. E’ stato creato da Cesar Manrique e dedicata ai “Campesinos”, contadini di Lanzarote. Ai piedi del monumento si trova la Casa museo anche questa voluta da Manrique dove vengono descritte le arti e i lavori dei contadini con laboratori di artigianato, arti e mestieri; al suo interno un immenso ristorante con sale gigantesche  decorate in modo impeccabile. Qui ci siamo fermati per degustare tapas tipiche .

Prima di rientrare al B&B abbiamo fatto un salto a Nazaret: le distanze sono molto brevi e fra un villaggio e l’altro il paesaggio è sempre desertico, e all’improvviso ti si aprono davanti questi paesi con costruzioni basse. Tutte le abitazioni sono bianche con tetti terrazzati tipiche delle zone poco piovose, curatissime nei particolari, con giardini neri decorati da piante grasse. A Nazaret abbiamo trovato la villa Lagomar, costruita per Homar Sharif (si si proprio lui: Sandokan), la particolarità è che è stata costruita nella roccia vulcanica e all’interno c’è bar per degustare tapas e aperitivo al tramonto.

Rientriamo nell’appartamento stremati da tante le cose belle che abbiamo visto, ma consapevoli che l’isola è ancora tutta da scoprire. Il giorno seguente ci aspettano altrettante esperienze, prima di tutte, Arrecife.

Arrecife

Arrecife, la capitale di Lanzarote ci stordisce: stanno preparando il Carnevale e c’è grande movimento, è difficile trovare parcheggio, ma dopo un paio di giri riusciamo a parcheggiare non lontano dall’ufficio turistico. Lì ad attenderci c’è Valentina che ci darà tutte le indicazioni per visitare l’isola: cartine, mappe i informazioni che ci aiuteranno per tutto il nostro soggiorno, si possono avere anche informazioni su dove acquistare tessere per visitare musei e parchi naturali usufruendo di sconti. Usciti dal centro culturale facciamo due passi per il lungomare, fervono i preparativi, bancarelle, palchi e nei negozi maschere di ogni genere per i travestimenti e le sfilate carnevalesche. Il vento continua a farci compagnia e decido di arrendermi acquistando un cappello, ora sono pronta per affrontare la giornata.

Ci dirigiamo subito al Museo de Historia de Arrecife, che si trova sul viale del lungomare su un’isoletta collegata alla terraferma da due ponti in pietra. Il museo è dentro il Castillo de San Gabriel, fortezza costruita nel XVI secolo per difendere l’isola dai pirati; è possibile salire anche sul tetto per ammirare dall’alto tutta la città. Continuando la nostra passeggiata, pensavamo di poter arrivare a piedi anche all’altra fortezza, Castillo de San Josè, dove si trova il Museo Internacional de Arte Contemporaneo (MIAC), che  dista circa 8 km dal lungomare, e anche se era presto ci è sembrato un pò azzardato fare tutta quella strada a piedi, per di più non conoscendo bene dove andare, quindi abbiamo ripreso l’auto e ci siamo diretti al MIAC.

Il museo ha destato in noi maggiore interesse; il castello è stato ristrutturato e trasformato in museo dalla Fondazione Cesar Manrique. Al primo piano troviamo esposte le opere dello stesso Cesar Manrique e di altri esponenti dell’arte moderna, scendendo le scale scopriamo un elegante ristorante con terrazza panoramica dove si possono ammirare sculture collocate in mezzo al mare: cavalli e cavalieri che si rinfrescano in riva al mare.

Ritorniamo ad Arrecife, ci dirigiamo verso il corso principale e ci troviamo di fronte alla Casa Amarilla, chiamata così grazie alla sua colorazione, infatti l’edificio molto bello, è completamente ricoperto di piastrelle arancioni, ristrutturato di recente, in passato sede del Governo Regionale di Lanzarote, attualmente ospita mostre itineranti ma anche delle sale dove viene illustrata la storia dell’isola di Lanzarote.

casa amarilla
CASA AMARILLA

Proseguiamo passeggiando per la città, e ci sono dei punti decisamente piacevoli anche per stare semplicemente seduti su una panchina ad osservare la piccola laguna che si addentra nella città. Dove bambini e gabbiani scorrazzano indisturbati, molti ristoranti e bar affacciano su questa laguna e noi naturalmente non ci siamo fatti pregare per sederci e pranzare al sole.

MIRADOR DEL RIO

Dopo aver mangiato, si sa a stomaco pieno si pensa meglio, siamo risaliti in auto. Eravamo indecisi se dedicarci alla MONTAÑAS del FUEGO TIMANFAYA, o la CUEVA de LOS VERDES, parliamo, guardiamo la cartina e nel frattempo erano passate le 15.00, è ancora presto quindi possiamo andare, poi osservando meglio le informazioni sulla cartina ci accorgiamo che viene raccomandato di evitare le ore pomeridiane e cioè dopo le 15.00 inoltrate, perchè, spiega le RECOMANDACIONES PARA LA VISITA, sono le ore di maggior affluenza e si rischia di fare file chilometriche e non godersi la visita, con il senno di poi abbiamo fatto bene a non andarci, e poi vi racconterò il perchè…

Decidiamo allora di andare al MIRADOR del RIO e nell’indecisione su dove andare ci siamo anche persi, invece di proseguire per la LZ1 non so come, non so quando abbiamo preso la LZ10, strada bellissima un pò più tortuosa, ma con panorama mozzafiato; ci siamo fermati diverse volte per ammirare il paesaggio, ogni volta rimanevamo a bocca aperta, ma anche stupiti da quanti ciclisti si cimentavano in quelle salite a dir poco faticose, ma sembrava che a loro la cosa non importasse.

Come ogni posto nuovo che visitiamo, non vediamo l’ora di arrivare, a ogni curva ci dicevamo eccoci siamo arrivati, ogni scorcio ci sembrava fantastico e ci fermavamo a fare foto e video, dopo aver attraversato HARIA ancora pochi chilometri e siamo giunti a destinazione.

La struttura non è evidente arrivando, è in effetti incastonata nella montagna, si trova fra la Rupe di Famara e il Vulcano della Corona, edificio creato da Cesar Manrique con il suo stile inconfondibile di integrare arte e natura. Dall’entrata un lungo corridoio porta nella sala principale tutta a vetri dove si trova il bar e la veduta spettacolare a strapiombo sull’isola GRACIOSA, poi una scala a chiocciola aperta porta al piano superiore dove una terrazza permette una visione a 360 gradi dell’arcipelago Chinijo, Salinas del Rio e Punta Famaras, qui le foto si sono sprecate, menomale ora c’è il digitale altrimenti non sarebbero bastati i rullini da 36.

Usciti dal MIRADOR de RIO ci siamo concessi una lunga passeggiata su la strada che si trova sulla destra del sito, pensando che fosse a fondo chiuso ma dopo diversi chilometri a piedi continuando a fare foto cercando di vedere uno dei tanti uccelli che popola la zona, siamo rientrati per prendere l’auto che avevamo lasciato nel parcheggio interno rischiando di lasciarla li perchè non ci eravamo accordi che si era fatto tardi e giustamente i custodi dovevano chiudere il parcheggio.

Verso la strada del ritorno siamo passati da Haria, dove si trova la CASA MUSEO DI CESAR MANRIQUE, ma anche un bel paesino pieno di palme e di negozi di artigianato locale, ma per noi è ora di rientrare abbiamo nuovamente fame e ci dirigiamo verso il B&B per poi programmare le visite del giorno successivo.

MONTANAS DEL FUEGO TIMANFAYA

Ci alziamo presto per arrivare alla MONTAÑAS del FUEGO TIMANFAYA, prima però ci fermiamo a fare benzina che qui è un piacere viene poco più di 1€, il parco non dista molto ma siamo in apprensione abbiamo paura di trovare troppe persone, l’entrata per il sito è a numero chiuso e sono molti i pulman dei turisti, arriviamo poco dopo le 9 e ci fanno subito salire, arrivati al parcheggio ci indicano dove mettere l’auto, ci stupiamo perchè non c’e tanta gente, in ogni caso ci indicano qual’è il pulman che dobbiamo prendere, noi credevamo di essere già arrivati invece il sito si distende per diversi chilometri ed è possibile visitarlo solo con pulman del parco, l’attesa è breve, le spiegazioni sono in spagnolo, inglese e tedesco, il pulman è pieno ma è grande e i vetri sono pulitissimi e ampi così che ognuno possa fare le sue foto, il giro dura circa 30 minuti, devo dire bellissimo, credo non si possa descrivere la sensazione, il colore del cielo che contrasta con le montagne i crateri che sono visibilissimi, eccezionale, rientrati alla MONTAÑAS del FUEGO, ci tratteniamo all’esterno dell’ isolote de Hilario, davanti il  ristorante  El Diablo per ammirare lo spettacolo della montagna ma anche per vedere di cosa è capace la stessa. La montagna di fuoco brucia ancora, e da sola, gli addetti al parco ci dimostrano come. In uno scavo nella montagna vengono appoggiati con un forcone delle sterpaglie di erba secca e dopo pochi secondi prendono fuoco, questo perchè ad appena pochi metri di profondità la roccia continua a bruciare, non c’è trucco e non c’è inganno direbbe il prestigiatore, ed è così, a dimostrazione ci sono anche dei tubi di ferro interrati, dove i guardiani del parco gettano acqua e dopo 2\3 secondi ne fuoriesce un forte getto di vapore generando geyser, non ci stancavamo mai di vedere questa scena e anche qui ci siamo sprecati con foto e video per non perdere nemmeno un attimo di questo spettacolo naturale. Ci concediamo una fetta di torta e un cortado nella cafeteria, poi torniamo all’esterno per continuare a fare foto, continuiamo a gironzolare distrattamente quando ci accorgiamo che proprio a fianco del ristorante il Diablo si trova una stanza con un pozzo e sulla sua griglia ci sono distesi polli e patate che stanno cuocendo, chiediamo informazioni all’addetto del parco e ci spiega che quello che vediamo non è un pozzo di acqua ma bensì un pozzo di fuoco, sempre a dimostrazione che la montagna brucia. La cucina del ristorante usa questa tecnica per preparare le sue pietanze, un forno e una griglia naturale dove poter cucinare senza bruciare o accendere fuochi. Ci dirigiamo verso la macchina e ci accorgiamo che il parcheggio è colmo di auto e bus non fanno più salire nessuno fino a che non si smaltisce il parcheggio.

Geira vulacani e vitigni

Le nostre visite non sono finite qui, è quasi ora di pranzo e ci dirigiamo verso la Cueva des Verdes, ma prima facciamo una tappa nella provincia della geira, dove incontriamo diverse aziende vinicole, ci fermiamo a pranzo in una di queste, degustiamo il vino locale MALVASIA SECCO, e ci concediamo due tapas, le geire sono tutte pulitissime febbraio deve essere il mese in cui vengono ripulite, durante il tragitto troviamo persone che bruciano viti vecchie.

CUEVA DE LOS VERDES

Sono quasi le 15.00 e seguendo le indicazioni fornite dalla guida è l’ora giusta per andare a vistare la CUEVA DE LOS VERDES, si tratta di un tunnel di circa 7 chilometri formato dalla lava, scoperto alla fine del 1500 da un ingegnere militare italiano, usata poi come rifugio dagli abitanti dell’isola durante l’invasione dei pirati e corsari. Arriviamo al sito e già c’è una considerevole fila ma scorre velocemente, la visita è guidata e veniamo divisi in gruppi di 50 persone, ci faranno passeggiare per un percorso di un chilometro dentro il tunnel, alcuni punti sono stretti e bassi ma solo per il primo tratto poi attraversiamo grandi grotte dove è possibili ammirare le varie conformazioni della roccia e le colate di lava, percorrendo il tunnel sembra di essere nel romanzo di Jules Verne in Viaggio al centro della terra. In una delle grotte più grandi vengono anche organizzati piccoli concerti di musica classica, grazie alla cassa di risonanza all’interno il suono risulta limpido. Non perdetevi nessun passaggio del tunnel ogni angolo racconta qualcosa e seguite attentamente le indicazioni della guida, rimarrete stupiti dallo spettacolo del tunnel, come lo siamo rimasti 

PLAYA DEL PAPAGAYO

Siamo all’ultimo giorno della nostra visita a Lanzarote e splende il sole, ancora non abbiamo visitato quella che viene considerato una delle più belle spiagge di Lanzarote, abbiamo letto che per arrivarci dobbiamo percorrere circa 7 chilometri di sterrato semplice, da fare anche con un auto di piccola cilindrata, la direzione è Playa Blanca per poi ad una rotonda trovare l’indicazione Playa del Papagayo che fa parte del monumento natural de los ajaches, per accedere è necessario pagare un pedaggio di 3€, e la strada è battuta con qualche buca, quindi attenzione, anche questo un percorso adatto a ciclisti e motociclisti. Arriviamo e subito davanti a noi la spiaggia un golfo con acqua critstallina con le sue sfumature di azzurro verde che invoglia a tuffarsi, sulla scogliera 2 ristoranti e visto che si è fatta l’ora di pranzo ci sediamo in un tavolino con vista mare e pranziamo a CASA E BARBA baciati dal sole. Dopo pranzo scendiamo verso la playa del Pozo e continuiamo la nostra passeggiata a piedi, anche se non è proprio caldissimo io non posso resistere e decido di fare un piccolo bagno, poi mi asciugo riparata dal vento sotto la scogliera facendo anche un microsonno, rimaniamo li fino a che il sole ce lo concede

 

Lanzarote ci ha stupito, non è solo mare, sole e sport, ma anche tanta cultura, storia e arte, per noi un connubio perfetto per un bellissima vacanza.

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