MA PAPA’ TI MANDA SOLA?

Stasera esco dalla palestra e subito ho un colpo al cuore, ma come facciamo quest’estate ad andare in moto se c’è l’adolescente Camilla fra le ruote!?

Subito aziono il cervello in modalità scappo dalla figlia, e inizio a fare due calcoli, qualche telefonata, parlo con David e il giuoco è fatto.

SI-PUÒ-FARE!

Ora resta solo avvertire la pargola, che tanto pargola non è, e da curare la mia ansia da abbandono genitoriale, che David non ha, e me la porto via solo io!

Leggo e sento di mamme disperate che rincorrono i figli piccoli a destra e sinistra, e non mi sento di dire che le cose miglioreranno. Io ho dimenticato per fortuna quei momenti così stressanti, anche se devo dire che Camilla mi ha sempre fatto dormire la notte, ha sempre mangiato tutto, e ancora mangia tutto e di più; si è ammalata poco e nulla, è sempre andata all’asilo volentieri e anche dai nonni, permettendoci di scorrazzare in moto. Continua a leggere

Quando ho smesso di giuocare a subbuteo

 

Galeotta è stata la radio.

E’ bastato un ascolto fugace quanto improvviso di una canzone di Ligabue, per catapultarmi all’ inizio degli  Anni  Novanta. Da quella canzone ho continuato a passarlo in cuffia o nello  stereo di casa (posso ancora scrivere stereo?).

E’ un ascolto tassativamente random delle canzoni, vietato ascoltare un solo album. Un solo album non mi accende i ricordi, resta un pò fermo, statico. Invece l’ascolto di canzoni in modo casuale, mi ricorda quel ragazzo che indossava sempre un gilet, che entrava nel Bar Mario e che successivamente, ha voluto viaggiare sempre in  prima classe. C’era il Liga prima dell’esame di maturità, girava nel walkman quando andavo in bici, nell’autoradio, appena presa la patente. C’era il Liga quando ho riposto con cura maniacale il panno verde e i suoi protagonisti, ognuno nelle proprie scatole, fermi nella loro posizione di calciatori. Mi ha accompagnato il Liga, nell’universo femminile, quando volevo fare il fenomeno riportando alcune sue parole. C’era il Liga durante la scuola infermieri: non solo durante lo studio, ma ci accompagnava nelle bizzarre uscite, in tutte le volte che abbiamo accostato perchè c’è sempre quello che non tiene mai l’alcool. Ricordo perfettamente i primi concerti, a Lucca, a Siena a Pisa in una festa d’estate. Concerti dove non esisteva la ressa. Solo pochi rumorosi fans.

Nel percorso verso la maturità (personale, non scolastica) certo la scuola infermieri (a Pisa) ha giocato un ruolo fondamentale. Eravamo divisi semplicemente in classi ma i miei compagni avevano dai venti ai cinquant’anni, ognuno con una storia e una realtà diversa. Sentivo parlare di famiglia, di figli da mandare a scuola, persone che lavoravano e studiavano. Mi sentivo un bambino, io che ho scelto la scuola infermieri per caso: abitavo con i genitori, cercavo di spassarmela, mi spostavo in bici ed ero contentissimo dello stipendio che la scuola ci dava. Sono stati anni belli, divertenti e spassosi: cene in continuazione e partite di calcetto anche con i figli dei compagni di classe. Viene da se che, chi non aveva famiglia o impegni di lavoro, ritrovarsi è stato più facile. Così ci ritrovammo in cinque (quattro maschi e una femmina), con la stessa voglia di cazzeggiare. Le nostre uscite, dette anche Fandango (dal titolo del film con Kevin Costner del 1985), iniziarono ogni venerdì, rigorosamente a mezzanotte. Naturalmente non sempre eravamo al completo, ne mancarono due infatti, quando, anche noi, come i protagonisti del film, sotterrammo il nostro Dom nel giardino del Castello di Populonia. Il Fandango più bello, senza dubbio, la gita a Monaco per la festa della birra per eccellenza. Prima di ingerire qualche litro, facemmo due passi tra la popolazione locale e nel pomeriggio andammo a vedere la partita di calcio del Bayern Monaco. La sera la festa. Elettrizzante fu l’ingresso nel primo dei tre stands: davanti a noi una distesa di tavoli e panche occupati da una bolgia festante di persone, tutte, inevitabilmente, con in mano un boccale di birra. Tutte ad intonare canti popolari (spesso anche wewell rock you dei Queen). Ad accompagnare questa banda di sanremesi, una magnifica orchestra soppalcata posta al centro del tendone. Trovare posto e mischiarsi con gli autoctoni, fu un attimo. Anche il viaggio in macchina non posso dimenticarlo, devastante come un concerto dei Guns and Roses in un asilo nido. La musica di Axl Rose e compagni fu pompata ininterrottamente. Solo nelle soste negli autogrill avevo una pausa. Mi piacquero subito.

La scuola infermieri ha avuto un termine: luglio 1995, ma poteva terminare un anno prima, se la direttrice del tempo non avesse avuto un attacco mestruale il giorno degli esami. Iniziai quindi, la lunga e inevitabile strada dei concorsi che mi portarono in molte città dell’Italia centro-settentrionale. Ricordo viaggi malinconici, in treno, da solo, ad aspettare sempre coincidenze. La mattina del concorso poi, un filo assonnato. Con piacere invece, rammento le persone conosciute che, come me, facevano molti chilometri, per essere puntuali all’appuntamento con la sorte. Ci vedevamo con piacere in ogni città, ma il vederci voleva dire che la sorte non aveva girato dalla parte giusta. Dopo vari tentativi e lavori a tempo determinato, riuscii ad entrare definitivamente nella contorta macchina statale nel 2001, piazzandomi nei primi trenta (incredibile!).

Ma i calciatori, nella loro plastica posizione, sulla loro base semisferica, potranno ricalcare il loro panni verde?

I viaggi non raccontati (parte terza)

Si riparte!

VALENCIA

Dopo varie vicissitudini, nel febbraio del 2014 finalmente, riusciamo a partire per Valencia insieme a Michele e Valentina, per trovare il nostro amico Lorenzo. Tutti e sette ospiti del mitico “testone”. Città sempre molto vivibile e molto bella. Spettacolare è il Jardì de Tùria Continua a leggere