Diciott’anni ed una vespa binomio perfetto

Diciott’anni ed una vespa nell’estate del 1989 mi permisero di conquistare le strade che portavano a Roma, più precisamente a Lavinio piccola località di mare nei pressi di Anzio a circa un’ora e mezzo dalla capitale. Traffico permettendo.

I mezzi

Con il mio amico fraterno Lorenzo decidemmo di intraprendere quello che per noi rappresentava un’avventura incredibile. Ovvero raggiungere parenti e amici sulla costa romana soggiornando in campeggio.

sosta nel viaggio verso la costa laziale

I mezzi che di fatto ci hanno accompagnato in questo viaggio sono stati la mia Vespa 125 T5 e la sua Aprilia Red Rose 125 ancora fresca di concessionario. In pratica la motocicletta figa con capacità di carico pari a zero e la vespetta su cui riuscii a sistemare tutto il bagaglio (di entrambi) per due settimane tenda canadese compresa, grazie ai portapacchi anteriore e posteriore.

Verso la capitale e oltre

Un viaggio durato un bel pò, considerato che non ci era possibile prendere l’autostrada e la vespa non era dotata di miscelatore perciò il propellente necessario era la miscela al 2% non sempre presente ai distributori.

Un viaggio troppo bello per essere vero e un sogno che si realizzava. Con il casco rosso stile enduro marcato deejay e la vespa completamente bianca come potevo non conquistare il mondo?

Con il regalo della vespa di due anni prima iniziai probabilmente a capire che viaggiare su due ruote poteva essere una prospettiva molto interessante. Magari con la motociletta. Magari.

Elucubrazioni, pensieri portati dal vento a 90km/h in quarta e la voglia di non scendere mai dal quel curioso mezzo molto carico e molto sensibile anche alle piccole variazioni dell’asfalto che ne provocavano continue oscillazioni. Ma chi se ne importava, stavo guidando la vespa verso un viaggio ancora vivo nella mia mente.

Ricordi patchwork

La vita quasi frenetica di quel campeggio grande come una città, le partite di calcetto, le mirabolanti luci della sala giochi e le continue richieste “aò me dai ‘na piotta?!” da parte dei coetanei locali. Le lunghe camminate notturne per un viale alberato accompagnati dai Dire Straits e da una piccola torcia, per raggiungere la pasticceria sempre aperta per le immancabili bombe delle sei che non hanno mai fatto male. L’infinito viaggio di ritorno e sempre pochi gettoni per telefonare a casa.

Il viaggio in vespa con la motocicletta figa, una consapevolezza di libertà che iniziava a prendere corpo.

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